Coding challenges: prospettive e sfide nella selezione tecnica

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Le coding challenge sono diventate uno strumento sempre più diffuso e prediletto nel processo di selezione tecnica. Rappresentano un crocevia tra le aspirazioni dei candidati e le esigenze delle aziende. Questo articolo esplorerà il ruolo delle coding challenge nel processo di selezione tecnica, analizzando sia i punti di vista dei candidati che delle risorse umane. 

Esamineremo come possano trasformarsi da semplici test di abilità in veri e propri indicatori del potenziale tecnico e creativo dei candidati. E allo stesso tempo in un mezzo per le aziende per identificare talenti in linea con le proprie esigenze tecnologiche e culturali.

Perché i programmatori odiano le coding challenge

Le coding challenge sono spesso oggetto di critiche da parte dei programmatori che le considerano una perdita di tempo e fonte di stress. Andiamo ad approfondire i motivi di questa avversione.

Mancanza di feedback costruttivo

Molti sviluppatori si trovano a dedicare ore alla risoluzione di complesse sfide, senza ricevere poi alcun riscontro specifico sull’efficacia del loro lavoro o su come migliorare da parte dell’azienda che li sta valutando. Questo silenzio risulta demoralizzante perché impedisce un reale percorso di crescita professionale. Poi la frustrazione aumenta quando l’unica risposta è un secco “no” senza spiegazioni o suggerimenti per migliorare.

Esercizi ripetitivi

Molte coding challenge si basano su problemi stereotipati che testano abilità di codifica in maniera superficiale, senza incanalare la creatività o la capacità di risolvere problemi reali. E la percezione di affrontare sempre le stesse tipologie di problemi può generare noia e la sensazione di perdere tempo prezioso. Questo può avvenire in particolar modo con i programmatori più esperti.

Mancanza di valore derivato dalle coding challenge

Dal punto di vista dei programmatori, le coding challenge sembrano unilaterali. Le aziende ottengono informazioni sulla competenza tecnica di un candidato, Non c’è un reale vantaggio per chi partecipa, se non la possibilità (non garantita) di ottenere un colloquio.

Potenziale di valutazione distorta a discapito della versatilità

Le coding challenge possono influenzare i risultati. Questi test possono favorire chi è specializzato in particolari tecnologie o tipi di problemi, penalizzando ingiustamente i programmatori più versatili ma meno inclini a esercitazioni di tipo accademico o a sfide di natura algoritmica. Così si rischia di escludere ingiustamente talenti potenzialmente più adatti per la posizione offerta, basandosi più sulla familiarità con determinati tipi di problemi piuttosto che sulla reale capacità di affrontare sfide tecniche complesse.

Mentre le coding challenge possono offrire una misurazione oggettiva di alcune competenze tecniche, non sono esenti da limiti e possono essere un deterrente per i programmatori talentuosi.

Le coding challenge dal punto di vista delle risorse umane

Dall’altro lato della medaglia, anche i responsabili delle risorse umane non sempre vedono di buon occhio le coding challenge. Creazione e valutazione richiedono tempo e risorse, che potrebbero essere investite in colloqui o altre forme di selezione. Inoltre la standardizzazione delle sfide e la garanzia di oggettività nella valutazione non sono sempre semplici da ottenere.

Tuttavia le coding challenge offrono anche dei vantaggi alle aziende. Permettono di simulare situazioni di problem solving e valutare competenze tecniche specifiche in modo rapido ed efficiente. Inoltre possono essere utili per scremare i candidati prima di passare ai colloqui, riducendo il tempo complessivo del processo di selezione.

La chiave è trovare un giusto equilibrio: utilizzare le coding challenge in modo mirato e integrato con altre forme di valutazione, assicurando sempre trasparenza e feedback costruttivo ai candidati. E se ti dicessi che c’è un posto dove questo equilibrio è già stato raggiunto?

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Alternative alle coding challenge

Le coding challenge non sono l’unico strumento a disposizione per valutare le capacità dei programmatori. Ecco alcune alternative che le aziende possono utilizzare:

  • Portfolio di progetti personali. Un portfolio di progetti realizzati autonomamente permette di valutare la creatività, le competenze tecniche e la propensione all’apprendimento del candidato. Analizzando il codice sorgente e la documentazione associata, si può ottenere un’immagine chiara del processo di pensiero e del livello di abilità.
  • Test di valutazione online. Piattaforme come HackerRank o Codility offrono test standardizzati e personalizzabili che coprono diverse aree di competenza. Questi test possono essere utili per scremare i candidati in base alle conoscenze tecniche richieste per la posizione, ma è importante integrarli con altri strumenti di valutazione per avere un’immagine più completa.
  • Colloqui tecnici ben strutturati. Un colloquio ben strutturato, con domande mirate e scenari pratici, permette di valutare la capacità di problem solving, la comunicazione tecnica e la logica di pensiero del candidato. Inoltre, offre l’opportunità di approfondire le motivazioni e la cultura del lavoro del candidato.

La scelta della metodologia di valutazione più adatta dipende dal ruolo specifico, dalle competenze ricercate e dalle risorse disponibili. L’ideale sarebbe quello di rendere il processo di selezione equo e positivo per tutte le parti coinvolte.

Conclusioni

Le aziende hanno bisogno di valutare le competenze tecniche, ma pretendere di capirti da una sfida a tempo contro il cronometro è un po’ come giudicare un libro dalla copertina (e sappiamo tutti quanto sia riduttivo!). Ma sappi che le cose stanno cambiando.

Sempre più aziende si rendono conto che attirare i migliori talenti non è solo questione di efficienza, ma anche di rispetto e valorizzazione. Ecco perché stanno spuntando alternative più interessanti che permettono di mostrare le tue abilità impiegando metodi più inclusivi e gratificanti per entrambi.

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